Lunedì 01 Dicembre 2008 17:46 | Author: Carlo Pretara |
Ciao,
sono di sinistra da sempre e da 6 anni mi occupo di università.
Mi dispiace constatare come in questo documento (scritto con un italiano da anni '60) sia scritto da persone che non hanno uno straccio di idea sul percorso che l'università dovrebbe seguire, sulle riforme possibili, sui problemi veri presenti.
Persone come voi che si pongono contro la meritocrazia (pur chiedendo "valutazione dal basso": ma se si chiede valutazione si finirà per scegliere dei migliori... tant'è che la valutazione è la base della meritocrazia), quando la meritocrazia è l'unico strumento in mano ai ceti sociali bassi e disagiati per farsi strada in una società difficile e competitiva.
si chiede, non si sa perchè, l'abolizione del 3+2, un sistema che funziona in tutta Europa e che sta iniziando a funzionare anche da noi.
Si chiede di "accorpare" gli esami, senza sapere che l'esigenza di accorparli è nota da almeno 2 anni al legislatore e già il ministro mussi è intervenuto nell'agosto 2007 con i decreti attuativi della 270 che dal 2010 obbligano tutte le università a non avere pi+ di 20+12 esami in triennale e specialistica.
C'è la solita confusione tra "diritto allo studio" e "diritto a studiare". Se si legge la Costituzione, articoli 33 e 34, si capisce che il diritto allo studio NON è il diritto, per tutti, a studiare (quasi) gratis, nelle università pubbliche. Questo non esiste e non deve esistere.
Il diritto allo studio è quell'insieme di norme e agevolazioni che consentono ai MERITEVOLI (ovvero a coloro che si "fanno il mazzo") che sono PRIVI DI MEZZI di poter studiare senza risentire della loro provenienza sociale ed economica penalizzante.
Bloccare l'accesso ad alcuni corsi vuol dire far entrare solo i MIGLIORI, ovvero coloro che passano l'estate a studiare come superare i test (che comunque non sono la forma migliore di selezione, ma l'unica applicabile a così tante persone) perchè sono motivate a prendere una laurea.
Continuare a dare l'impressione di fare lotta per chiedere misure sostanzialmente finalizzate a "fare di meno" ci, ma a questo punto VI, pone solo al di fuori dal dibattito e direi dal mondo.
Forse sarebbe il caso di vedere come funzionano le università in Europa e recepire qualcosa da loro. In qualcuno degli 8 punti che elencate trovo qualcosa del genere, ma con grande dispiacere noto che i messaggi principali sono nella direzione di darsi meno vincoli e rendere più "tranquilla" la vita universitaria.
A questo punto il movimento di protesta che chiede una riforma dell'università dovrà rompersi. Tra coloro che si pongono al di fuori del dibattito e non riconoscono neanche le strutture democratiche di rappresentanza (ottenute con fatica dai nostri predecessori qualche decennio fa), chiedendo di destrutturare totalmente l'università esistente e chiedendo misure lassiste e contro la valorizzazione dei meritevoli, e tra coloro che vogliono spingere chi è disposto a lavorare e chiede di riformare l'università ma lo fanno in maniera informata e pragmatica, chiedendo un'università che valorizzi la qualità, che dia agli studenti spazi e strumenti migliori per studiare e tanto altro.
Buona fortuna nelle vostre battaglie. Noi andiamo da un'altra parte.
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