
L'Italia, si sente spesso ripetere- a ragione, per una volta- possiede un patrimonio culturale assolutamente unico al mondo; lo ripetè con orgoglio anche Berlusconi, in quel memorabile intervento al Parlamento Europeo in cui dette del Kapò all'europarlamentare tedesco Schulz, che aveva osato chiedergli cosa ne pensasse della possibilità di istituire un mandato di cattura europeo e tante altre domande scomode a cui non è abituato: “Hanno dato una versione caricaturale dell'Italia” disse allora il nostro Premier “Io li invito a venire a godere di qualcosa che il governo Berlusconi non è evidentemente riuscito a negare, e cioè al sole, alla bellezza, ai 100.000 monumenti e chiese, ai 3.500 nostri musei, ai 2.500 siti archeologici, alle 40.000 case storiche dell'Italia che non siamo riusciti a distruggere in questi 2 anni”. Per una volta, il Premier peccava di pessimismo: bisognava solo dargli tempo.
Nel recente saggio intitolato “I predatori dell'arte perduta”, il giornalista Fabio Isman fa notare come l'Italia spenda per il proprio patrimonio culturale molto meno di altri Paesi, che pure non si sognano nemmeno ciò che abbiamo noi: “nel 2002 i fondi ministeriali valevano lo 0,35% del bilancio dello Stato, nel 2006 sono regrediti allo 0,28 (dati, questi, forniti dal Ministro Bondi, il 3/6/2008, alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati)”. E le cose sono destinate a peggiorare nei prossimi tre anni: sono previste riduzioni per 236 milioni di euro per il 2009, 251 per il 2010 e 434 per il 2011. Percentualmente parlando, un taglio del 95% in tre anni. Lo stesso Isman ha riportato il commento di Salvatore Settis: “Un colpo mortale ad un'amministrazione già in sofferenza per carenza di risorse”.
E allora, in uno Stato come il nostro, che spende 14, 5 MILIARDI di euro per acquistare 131 F-35 (trattasi di aerei militari) ma che non ne trova per la scuola o per l'Abruzzo (o per le scuole dell'Abruzzo), anche al Mibac si è sentita la necessità di inventarsi qualcosa di nuovo per far quadrare i bilanci. E sicuramente c'è bisogno di qualcuno che sappia come gestire le casse; qualcuno come Mario Resca, che dal 2005 al 2007 è stato Presidente e Amministratore delegato di McDonald Italia.
Ma se la nomina di Resca a “Supermanager” dei musei italiani ha suscitato un certo scalpore, decisamente molto più sotto silenzio è passata un'altra iniziativa del paffuto Ministro Bondi, stavolta relativa al patrimonio archeologico italiano: il commissariamento straordinario delle aree archeologiche di Pompei prima e, cosa ancor più sorprendente, di Roma ed Ostia poi.
Proprio del commissariamento delle aree archeologiche di Roma ha parlato Tsao T.Cevoli in un articolo pubblicato sul numero di Marzo 2009 del mensile “Archeo”, in cui spiega che i funzionari delle due soprintendenze archeologiche, appresa la decisione del Ministro, hanno immediatamente lanciato una petizione via internet (http://www.firmiamo.it/nocommissariosoprintendenzeromaeostia) contro di essa. Petizione che, in questo momento, è arrivata a quota 4802 firme. “La nomina di un Commissario straordinario- recita lo statuto della petizione- attualmente responsabile del dipartimento della Protezione Civile, di un vicecommissario attuatore (incompatibilmente Assessore del Comune di Roma) e di consulenti tecnico-scientifici esterni, oltre a porre l’attività dell’Ufficio di tutela al di fuori dell’amministrazione ordinaria, esautora di fatto il corpo degli Archeologi, degli Architetti e di tutto il personale tecnico-amministrativo della pienezza del proprio ruolo istituzionale, determinando una sovrapposizione (o forse meglio uno svuotamento) di funzioni in evidente gravissimo contrasto con ogni criterio di economicità e di controllo della Pubblica Amministrazione, oltre che di quella valorizzazione della sua produttività tanto proclamata dal Governo e in particolare dal Ministro della Funzione Pubblica”. La petizione si spinge oltre, ed ipotizza quali siano i reali interessi dietro questa decisione: “ È evidente che gli obiettivi sono altri da quelli dichiarati a mezzo stampa [...]
Questa manovra gravissima si lega invece al confronto politico – la cui asprezza è nota a tutti - sul conferimento di poteri a Roma Capitale in materia di tutela e valorizzazione del patrimonio storico artistico, ed in particolare archeologico. La gestione (e gli introiti), perché di questo si tratta, di Aree Archeologiche Monumentali di rilevanza mondiale, quali sono il Colosseo, la Domus Aurea, i Fori Imperiali, costituiscono il vero perno di questa vicenda, che prelude ad un nuovo assetto gestionale, forse di diritto privatistico?
E’ cosa nota che il commissariamento è una misura d’urgenza, a cui si ricorre solo in casi gravi- ad esempio di bancarotta (vedi Alitalia) o sospetti di infiltrazioni mafiose in affari pubblici (vedi rifiuti a Napoli); ora, è evidente che quest’ultimo caso non ha nulla a che fare con la situazione dell’area archeologica di Roma. Ma a ben guardare, neanche il primo; i dati dello stesso Mibac mostrano come il “Circuito archeologico” (cioè l’insieme del Colosseo-Fori imperiali-Palatino) sia tutt’altro che in crisi: nel 2008 c’è stato un incremento dell’incasso lordo pari all’8,9% in più rispetto all’anno precedente. Differentemente da altri musei italiani, che, al contrario, sono in una situazione di vera crisi. Ma sui quali, chissà perché, il Ministro non pare intenzionato ad intervenire.
Ed ecco allora che l’autore dell’articolo fa balenare l’incubo di una gestione del patrimonio archeologico definita “modello Alitalia”: ai privati la gestione dei siti più “produttivi”, allo Stato tutti i “pesci piccoli” coi bilanci in rosso.
E, dulcis in fundo, Cevoli fa notare che tra i siti più produttivi, al terzo posto proprio dopo i due già commissariati dal Ministero, c’è il Museo più prestigioso di Firenze, gli Uffizi: “Che sia imminente un nuovo commissariamento?” si chiede Cevoli.
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