Qualche settimana fa ci è arrivata questa mail all'indirizzo di posta elettronica del nostro sito come risposta alla nostra prima newsletter.
Poiché la mail ha scatenato tra di noi, corridoioliberato.net, una serie di riflessioni riguardo ciò che facciamo e dove vogliamo arrivare, abbiamo ritenuto opportuno pubblicarla aggiungendo nell'area commenti le nostre risposte.
Come al solito, siete tutti invitati a lasciare commenti.
La redazione
"sono molto felice che voi siate "tornati", solo che penso che quello che ha espresso il sito "corridoio liberato" fino ad adesso sicuramente non è il punto di vista del movimento nè di chi ne fa parte.
In diversi articoli mettete in evidenza un punto di vista critico sull'onda che non siete mai venuti ad esprimere in un'assemblea, non sapete di fatto cosa il movimento ha fatto in questi mesi nè le prospettive future. Ci invitate a partecipare ma ogni volta che qualcuno di noi vi ha mandato mail in cui promuovevamo iniziative o simili non le avete pubblicate pubblicando invece gli articoli del Cervini (niente contro il cervini, ma forse non è stato il "protagonista" della mobilitazione in autunno), sul corteo degli studenti medi a seguito delle cariche pubblicate un articolo preso da un giornale qualsiasi senza venire a chiedere a noi che eravamo lì (ci intervistano da Brescia ma chi gestisce un sito sulla nostra facoltà non pensa che sia utile attraversare 10 metri di chiostro), ecc ecc.
Ora, io penso che le cose si possano criticare vivendosele o almeno essendone informati, io personalmente delle critiche "costruttive" (che siano sulla mobilitazione o sui fasci a lettere) da chi non si è mai "sporcato le mani" e ha passato gli ultimi mesi a scrivere su una tastiera senza partecipare (e senza l'intenzione di farlo) al movimento reale, io non so che farmene.
Vi auguro un futuro roseo nel mondo del web
ciao
(Mail firmata)
Ultimo aggiornamento (Venerdì 03 Luglio 2009 07:28)
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che l'esperienza di Corridoioliberato.net sia nata in seno all'Onda è indiscutibile, ma è vero anche che su tanti argomenti e iniziative ha rappresentato una posizione marginale, e certo non ha mai preteso di esprimere il punto di vista univoco del movimento (anche perché un punto di vista e di azione univoco in un movimento come quello dell'Onda non c'è e non deve esserci).
Soprattutto nelle prime fasi dell'agitazione però ci siamo offerti come strumento di divulgazione sul web dei lavori che a Lettere il movimento di protesta compiva con l'Assemblea, pubblicando ogni giorno comunicati su comunicati sia prima dell'occupazione che durante.
Come sai dopo poco le forze dell'Onda sono andate inesorabilmente disperdendosi, non solo qui a Firenze. Degli oltre cinquanta iscritti all'inizio al gruppo giornale-web, ci siamo trovati in pochissimi ed è stato difficile continuare il lavoro in modo costante e attento. Da qui le nostre evidenti mancanze su molti temi che sarebbe stato necessario trattare.
C'è da dire però che la nostra assenza fisica da certe iniziative che hanno segnato il corso dell'Onda, è stata una scelta del tutto consapevole. L'assemblea nazionale di Roma e quella di Torino, a nostro parere, sono stati dei colossali errori di strategia, così come, per molti di noi, la stessa occupazione della facoltà. Se ricordi bene circa una settimana prima che Uniriot lanciasse il progetto per l'autoriforma alla Sapienza, alcuni di noi vennero in assemblea durante l'occupazione a proporre che si iniziasse a ragionare di un progetto di congresso per l'autoriforma da sperimentare prima a livello di ateneo e poi nazionale, con la partecipazione di tutte le componenti universitarie tramite delegazioni elette, perché ritenevamo che il movimento dovesse al più presto trovare una via di azione organizzata. Bé, le nostre parole sfumarono tra varie chiacchiere di sufficienza e dei "è prematuro" o "si vedrà". Due settimane dopo l'assemblea di lettere occupata era presente a Roma con una sua delegazione, avendo risposto ad un appello – lo ricordiamo perfettamente – che mancava anche dell'intestatario: un assemblea nazionale del tutto inappropriata a far valere seriamente le ragioni del movimento. Così decidemmo di non appoggiare l'iniziativa e di non partecipare.
Come in ogni fase di tutte le recenti proteste, almeno qui in Italia, l'urgenza ci ha sempre costretti a far a meno dell'autorganizzazione. Così è stato per l'occupazione, così anche per l'assemblea nazionale. Il risultato è – cosa oggi innegabile - lo sfaldamento della base del movimento.
Ma l'urgenza è il sintomo solo della precedente disattenzione, una colpa colla quale non si fanno mai i conti. E le ragioni della disattenzione stanno parte nel disinteresse diffuso, parte nella disorganizzazione di quelle formazioni che dovrebbero fare da traino nei movimenti.
Noi abbiamo scelto di tentare la strada della rieducazione politica lenta e bassa nel profilo, ma che porti una più solida consapevolezza, in modo da non trovarci alla prossima emergenza del tutto impreparati, e poter rispondere con un movimento forte e duraturo. Il che vuol dire anche tentare di smuovere quell'opinione pubblica disaffezionata alla politica per portarla nella lotta dalla nostra parte. In questo ci siamo sporcati le mani e questa politica l'abbiamo vissuta e la viviamo.
Sarebbe un errore pensare che l'Onda siano stati solo i collettivi o quelle formazioni preesistenti alla stagione di agitazione. È come un partito che crede di accrescere i propri consensi allargando le alleanze con un mero calcolo sommatorio, e non cercasse invece di trovare nuovi consensi nella base della società: capita che gli interlocutori politici rimangano sempre gli stessi e la politica si riduca a chiacchiere nelle sale di Montecitorio.
Rispondiamo con un invito ai singoli e ai collettivi universitari e non, presenti nella nostra facoltà e nella città, a unire le forze e a proseguire insieme questo lavoro di informazione e di lotta.
Mi ha fatto veramente piacere leggere la tua mail perché la maggior parte delle critiche, osservando i fatti dal tuo punto di vista, sono giuste.
Cercherò di raccontarti un po' come sono stati gli ultimi mesi per noi, e cosa mi è successo a me in particolare, prima, durante e dopo l'onda per gettare un po' di luce sulle mie scelte.
Prima dell'onda non ho mai partecipato all'attività politica dell'università, un po' per motivi personali un po' perché non sapevo come avvicinarmi. Dell'esperienza politica in generale ne avevo solo due anni del liceo nel mio paese.
Soffro molto della difficoltà di capire i movimenti e la situazione politica generale dell'Italia, proprio perché la mia esperienza è completamente diversa e perché le mie conoscenze di storia e attualità italiana si limitano ai sette anni in cui ho vissuto qui.
Ciò non toglie che di fronte agli abusi a cui veniamo sottoposti ogni giorno - dalle aberrazioni gelminiche and co. fino ai cassaintegrati-, senta proprio a livello viscerale la necessità di fare qualcosa, di non vivere più in queste condizioni.
Non sapendo da dove iniziare né con chi, ho pensato al giornalino. I primi giorni dell'Onda mi sono trovata da sola perché tutti gli altri che conoscevo stavano lavorando in altri ambiti, organizzando altre cose. Ti sono sincera, sono arrivata a momenti di vera angoscia per non sapere che fare e a chi chiedere aiuto. Durante l'occupazione andavo al corridoio liberato tutti i giorni che ero a Firenze (più o meno quattro a settimana) chiedendo se qualcuno avesse qualcosa per noi. Mi sembra ingiusto che ci accusi di non aver pubblicato le iniziative, l'abbiamo sempre fatto, tutto ciò che è stato firmato come assemblea e che ci è arrivato tra le mani è stato pubblicato (ora le iniziative passate sono nell'archivio del sito). Anche, a proposito degli studenti medi, la mail che aveva mandato Vivaio Sam alla mailing list dell'assemblea che è ancora in prima pagina; non sapendo se Vivaio Sam volesse pubblicarla con nome e cognome (non ha mai risposto alla mail che gli abbiamo mandato), l'abbiamo firmata appunto come "Vivaio Sam".
Hai ragione sul discorso delle assemblee, mi sono trovata in disaccordo più di una volta, soprattutto sul fatto che, al meno da quanto ho visto, non venivano fuori progetti a lungo termine. Progetti di disputa degli spazi strategici nel gioco di potere dell'università. Secondo me, in quel momento come adesso, bisognava stabilire un progetto che andasse a colpire il problema principale, cioè la mancanza di democrazia dell'istituzione (sarai d'accordo che le elezioni sono ridicole, visto che gli studenti non contano un cazzo nella presa di decisioni). Invece, ciò che ho visto, è stata una serie di azioni folcloristiche, occupazione – aperitivo - cineforum, che non rappresentarono mai un pericolo per i tanti marinelli, gelmini e berlusconi.
Si, sono d'accordo con te, parte di questo è anche colpa mia, che non ho mai preso parola nelle assemblee, intimidita dal consenso che riscuoteva tutto ciò con cui non ero d'accordo. Mi pento veramente di non aver detto ciò che pensavo, perché non avevo di fronte a me il nemico, ma delle persone oneste con cui avrei potuto ragionare.
Non voglio, quindi, un futuro roseo nel mondo del web, ma stringere le forze con chi non ne può più di tutta questa ingiustizia.
Vorrei che il giornalino e questo scambio di mail ci permetta di essere più efficaci nelle nostre informazioni e di partecipare ancora più attivamente. Ho letto la tua mail come un invito a questo, beh, io sono sempre qui, pronta a sporcarmi le mani.
Maria
E qui entra in gioco Internet. Se per un gruppo di una decina di persone può essere agevole incontrarsi una volta a settimana da qualche parte, non altrettanto agevole lo è per un movimento che all'apice della protesta contava centinaia di migliaja di persone; e allora forse avere un sito internet di riferimento potrebbe servire a far sì che queste migliaia di persone possano continuare a discutere e confrontarsi anche standosene ognuno a casa propria, e rispondendo alle discussioni quando e come ritiene più opportuno. E se questo risulta troppo comodo, mi permetto di far notare che il progresso umano -e tecnologico in particolare- dovrebbe servire proprio a render più semplici le cose. Quanto all'efficacia di usare internet come strumento di lotta, penso che i risultati che si possono ottenere ce li abbia ampiamente dimostrati Grillo, che tramite il suo blog in qualche anno è riuscito a raccogliere firme per tre quesiti referendari, tre leggi di iniziativa popolare e alle ultime amministrative è riuscito a piazzare 30 consiglieri comunali in altrettanti comuni, cioè persone che, d'ora in poi, quelle cause le porteranno avanti anche nei luoghi deputati a farlo. Eppure lui di manifestazioni ne avrà fatte si e no tre o quattro in un paio d'anni (i due V-day e altre sporadiche apparizioni). E soprattutto lui è riuscito a far si'che alcuni temi -primo tra tutti l'onestà della classe dirigente- diventassero fondamentali requisiti per un consenso di chi è all'opposizione (lo dimostra il fatto che Di Pietro ha di fatto raddoppiato i suoi consensi da quando ha sposato le cause del blog). Soprattutto questo è un metodo di "lotta" che prevede di muoversi esattamente entro i binari istituzionali che la costituzione ci mette a disposizione (raccolte firme per referendum abrogativi, leggi di iniziativa popolare, liste civiche); la domanda che mi sorge spontanea è: l'Onda cos'ha ottenuto con le occupazioni e le manifestazioni(a parte le manganellate prese da gente in divisa ansiosa di mostrare la propria virilità, che pur essendo una vergogna degna del medioevo trovano anch'esse -incredibile a dirlo- un diffuso plauso tra la gente comune)?