Venerdì 03 Luglio 2009 08:19 | Author: Francesco Giura (redazione corridoioliberato.net) |
Ciao,
che l'esperienza di Corridoioliberato.net sia nata in seno all'Onda è indiscutibile, ma è vero anche che su tanti argomenti e iniziative ha rappresentato una posizione marginale, e certo non ha mai preteso di esprimere il punto di vista univoco del movimento (anche perché un punto di vista e di azione univoco in un movimento come quello dell'Onda non c'è e non deve esserci).
Soprattutto nelle prime fasi dell'agitazione però ci siamo offerti come strumento di divulgazione sul web dei lavori che a Lettere il movimento di protesta compiva con l'Assemblea, pubblicando ogni giorno comunicati su comunicati sia prima dell'occupazione che durante.
Come sai dopo poco le forze dell'Onda sono andate inesorabilmente disperdendosi, non solo qui a Firenze. Degli oltre cinquanta iscritti all'inizio al gruppo giornale-web, ci siamo trovati in pochissimi ed è stato difficile continuare il lavoro in modo costante e attento. Da qui le nostre evidenti mancanze su molti temi che sarebbe stato necessario trattare.
C'è da dire però che la nostra assenza fisica da certe iniziative che hanno segnato il corso dell'Onda, è stata una scelta del tutto consapevole. L'assemblea nazionale di Roma e quella di Torino, a nostro parere, sono stati dei colossali errori di strategia, così come, per molti di noi, la stessa occupazione della facoltà. Se ricordi bene circa una settimana prima che Uniriot lanciasse il progetto per l'autoriforma alla Sapienza, alcuni di noi vennero in assemblea durante l'occupazione a proporre che si iniziasse a ragionare di un progetto di congresso per l'autoriforma da sperimentare prima a livello di ateneo e poi nazionale, con la partecipazione di tutte le componenti universitarie tramite delegazioni elette, perché ritenevamo che il movimento dovesse al più presto trovare una via di azione organizzata. Bé, le nostre parole sfumarono tra varie chiacchiere di sufficienza e dei "è prematuro" o "si vedrà". Due settimane dopo l'assemblea di lettere occupata era presente a Roma con una sua delegazione, avendo risposto ad un appello – lo ricordiamo perfettamente – che mancava anche dell'intestatario: un assemblea nazionale del tutto inappropriata a far valere seriamente le ragioni del movimento. Così decidemmo di non appoggiare l'iniziativa e di non partecipare.
Come in ogni fase di tutte le recenti proteste, almeno qui in Italia, l'urgenza ci ha sempre costretti a far a meno dell'autorganizzazione. Così è stato per l'occupazione, così anche per l'assemblea nazionale. Il risultato è – cosa oggi innegabile - lo sfaldamento della base del movimento.
Ma l'urgenza è il sintomo solo della precedente disattenzione, una colpa colla quale non si fanno mai i conti. E le ragioni della disattenzione stanno parte nel disinteresse diffuso, parte nella disorganizzazione di quelle formazioni che dovrebbero fare da traino nei movimenti.
Noi abbiamo scelto di tentare la strada della rieducazione politica lenta e bassa nel profilo, ma che porti una più solida consapevolezza, in modo da non trovarci alla prossima emergenza del tutto impreparati, e poter rispondere con un movimento forte e duraturo. Il che vuol dire anche tentare di smuovere quell'opinione pubblica disaffezionata alla politica per portarla nella lotta dalla nostra parte. In questo ci siamo sporcati le mani e questa politica l'abbiamo vissuta e la viviamo.
Sarebbe un errore pensare che l'Onda siano stati solo i collettivi o quelle formazioni preesistenti alla stagione di agitazione. È come un partito che crede di accrescere i propri consensi allargando le alleanze con un mero calcolo sommatorio, e non cercasse invece di trovare nuovi consensi nella base della società: capita che gli interlocutori politici rimangano sempre gli stessi e la politica si riduca a chiacchiere nelle sale di Montecitorio.
Rispondiamo con un invito ai singoli e ai collettivi universitari e non, presenti nella nostra facoltà e nella città, a unire le forze e a proseguire insieme questo lavoro di informazione e di lotta.