Pubblichiamo un dibattito svoltosi tra i membri della redazione del giornale on-line Corridoioliberato.net su questa manifestazione. Invitiamo tutti a visitare il nostro sito e a contribuire in questa e in altre discussioni in corso, attraverso l’area “commenti” di ogni articolo.
Ciao a tutti, io non parteciperò alla manifestazione. Non condivido l'antiberlusconismo come forma di lotta politica. Non nego l'anomalia italiana, ma essa sarebbe impossibile senza un sistema che la garantisca e che abbia interesse a promuoverla. Questo sistema è fatto innanzitutto di una larga convergenza tra le forze parlamentari per quanto riguarda indirizzi economici, di sviluppo, di diritto, e quindi anche di democrazia all'interno del Paese.
L'anomalia è fatta di molta più gente che non della sola punta dell'iceberg, per quanto essa ne sia rappresentativa in massimo grado. [...] Quindi non verrò alla manifestazione, e vi chiedo se quelle migliaia di persone che verranno in piazza per cacciare Berlusconi dalla sua poltrona, siano disposti a manifestare anche per un milione e mezzo di metalmeccanici che oggi subiscono un nuovo contratto senza che sia stata data loro la possibilità di esprimere il minimo parere, o per i precari della scuola, a scendere in piazza insieme agli studenti, o a difendere i dipendenti precari di migliaia di aziende e cooperative.
Se con queste categorie fossimo tutti in piazza a protestare, state sicuri che il Governo cadrebbe, e se ci sarà la forza perché queste masse rimangano in piazza, allora forse i governi che seguiranno non saranno più come quelli che abbiamo visto avvicendarsi alla destra negli ultimi quindici anni.
(Fra)
Una protesta vera debba avere un valore trasversale e non sostenersi con l'energia di un capro espiatorio da immolare. Nemmeno io credo all'antiberlusconismo, perché nella sua conformazione ideologica e attiva, è diametralmente opposta ma pur sempre speculare al berlusconismo. Diventa una semplice fazione a cui aderire, mentre si dimentica il contorno ed i contesti sociali, politici, che tu hai ricordato e che hanno preparato un terreno fertile all'attuale disfacimento dei valori e della credibilità istituzionale, alla normale prassi di corruzione e collusione, al potere invischiato sempre più con l'illegalità fino a scolorarcisi dentro.
Se posso difendere questa manifestazione, l'impeto con cui è nata l'idea, è dato dal fatto che con Berlusconi si vuole osteggiare apertamente anche il suo valore simbolico, lui come "politico", la genesi del suo governo. [...]
La ribellione ideologica è contro questo cancro statale che con Berlusconi in politica ha solo provocato ulteriori mafiose metastasi, ma che già prima in seno ai delitti politici, le stragi di mafia, era presente. [...]
Berlusconi ed il suo medio grande entourage di governo [...] sono pericolosi per una vera democrazia [...] per il libero pensiero, per l'informazione pulita e per un'azione di governo che non curi solo interessi personali. Questa manifestazione è nata senza appoggio di partiti politici, e sarebbe positivo farvi convergere i vari malumori, disagi gravi che attraversano l'Italia. Lavoratori precari, ricercatori sfruttati, operai, disoccupati, disabili senza un valido sostegno sociale e statale, studenti: saranno questi i volti delle persone che comunque aderiranno. Cosciente di non andare solo contro il totem berlusconiano, in fondo un simulacro, e partecipando si dovrebbe mirare proprio ad abbatterne il potere iconologico.
(Egle)
Credo che manifestare contro B. non sia mai fine all'antiberlusconismo puro; vuol dire protestare contro la giustizia resa appositamente inefficiente per salvare lui solo, contro i regali continui fatti agli evasori fiscali, ai mafiosi, contro al parlamento trasformato in un ricettacolo di veline e leccaculo vari, scelti da lui anziché dal popolo come vorrebbe la Costituzione; e poi ancora contro l'informazione imbavagliata che ci sta rendendo ridicoli davanti al mondo (per lo meno quello con cui siamo soliti confrontarci, leggi "paesi occidentali"), in generale contro una società dove gli unici che fanno carriera sono i leccaculo e i disonesti (leggi "Feltri Vittorio"). Dopodiché è chiaro che di qui a dire "manifestiamo anche per i metalmeccanici" ce ne corre, ma il sostenere i diritti dei lavoratori contro i soprusi dei padroni è già qualcosa definibile come "di sinistra", con cui un cittadino normale in un paese normale potrebbe essere d'accordo o meno. Qui il problema è che finché ci sarà questo giullare a governare non avrà nemmeno senso parlare di destra e sinistra: ma voi pensate che i normali governi di destra farebbero leggi di questo genere in materia di giustizia? Regali agli evasori, impunità per i potenti e via dicendo? Io credo che essere "di destra" voglia dire privilegiare l'iniziativa privata rispetto a quella pubblica, e "di sinistra" il contrario, ma comunque sempre nel rispetto delle leggi e della costituzione. In Italia non è scomparsa solo la sinistra, ma anche la destra normale: quelli dell'ex- AN non sono altro che dei V-E-N-D-U-T-I a Berlusconi, che solo ora cominciano timidamente a rendersi conto che avergliele sempre date tutte vinte sta portando il paese alla paralisi. Per cui finché ci sarà questo signore che pensa solo (e per sua stessa ammissione) a salvarsi dalla galera, fiancheggiato da gente che ritiene più importante la poltrona al bene del paese, in Italia non
avrà senso nemmeno PARLARE di politiche di destra e di sinistra, ma solo di quanto né la presunta una né la presunta altra non stiano facendo il loro dovere.
(Leo)
"No all'antiberlusconismo" D'accordo. "No all'immobilismo politico" Condivido. [...] Noi chiediamo le dimissioni di un uomo squallido che decide per noi, per la nostra vita, con leggi scandalose, consapevolissimi di tutto quanto tu dica. Ma le chiediamo ugualmente. Anche se non abbiamo alternative. Ma le alternative si creano. [...] Anche quando si manifesta nelle strade di Caserta contro i casalesi non si manifesta solo contro l’uomo che ha comandato un'altra strage, ma contro il sistema che quell’uomo rappresenta, contro le stragi che
possono ancora accadere. [...] E la consapevolezza che la manifestazione non cambierà le cose non frena nessuno, perché se questa consapevolezza frena non si cambia mai
nulla, se questa razionalità avesse frenato tutti gli uomini che hanno manifestato per qualcosa che in quel momento era inoppugnabile, nulla nella storia sarebbe mai cambiato, e la storia l’avrebbero decisa solo i potenti. La storia siamo anche noi che scendiamo a chiedere le dimissioni di un presidente che ci esaspera e ci indigna, e se in altri momenti della storia italiana questo non era ancora successo non credo fosse dovuto alle consapevolezze a cui ti riferisci, ma alla non ancora raggiunta esasperazione.
(Lucia)
Vi inviterei ad una riflessione dettata dalla filosofia del linguaggio, motivando così la mia non condivisione di questo tipo di manifestazione.
Cito un linguista e filosofo ungherese (Zeno Vendler in "Say what you think", 1970) che si rifà a Cartesio per dare un significato alla relazione tra pensiero e linguaggio:
"L'uomo autentico, secondo Cartesio, è spirito, e l'essenza dello spirito è il pensiero; l'uomo e soltanto l'uomo in questo mondo è una cosa che pensa: perché l'uomo, e soltanto l'uomo, è dotato della parola, la quale è l'unico segno certo della presenza del pensiero celato nel corpo.[...] Il pensiero, nel senso stretto del termine, è inconcepibile senza l'idea del linguaggio, e l'uso del linguaggio, nel senso pieno del Termine, rappresenta essenzialmente l'espressione del pensiero. Il motivo di ciò è che l'oggetto del pensiero e l'oggetto del linguaggio appartengono alla stessa categoria: quello che pensiamo e quello che diciamo sono cose dello stesso genere."
Ora mi direte "ma che cavolo c'entra tutto questo con il NBD?". Ebbene c'entra, e anche molto, perché il fatto che tanta gente si adoperi affinché questo Presidente del Consiglio si dimetta significa che l'oggetto del pensiero coincide con quello del linguaggio, ovvero con l'antiberlusconismo. Significa che siamo stati così tanto plagiati e persuasi dalla sua presenza su tutti i mass media che stiamo perdendo la nostra vera essenza: il pensiero libero, la capacità di dar vita ad un progetto di partecipazione alternativo a quello attuale e veramente democratico. La parola antiberlusconismo, implica che Berlusconi è ancora una volta, anche in questa occasione, il nucleo semantico attorno al quale ruota il tutto. Sarà il caso di darci un taglio? O vogliamo continuare a dare importanza a questo essere immondo come se anche lui fosse cartesianamente parlando un "uomo autentico"? Io mi astengo dal partecipare a questa manifestazione perché preferirei utilizzare quel poco tempo libero che ho a disposizione per tentare di cambiare qualcosa dal basso, partendo intanto dalla nostra realtà universitaria o provinciale, e se ci riuscissimo questo sì che sarebbe una vera forma di protesta, concreta e tangibile, molto di più dell'atto di manifestare, il quale troppo spesso si esaurisce nel momento stesso in cui ognuno di noi torna a casa, dopo una giornata di euforia collettiva.
Io ragionerei di più su quali possono essere gli strumenti concreti e formalmente riconosciuti che abbiamo a disposizione per fare in modo che qualcosa cambi; la prima cosa che mi viene in mente è uno strumento di democrazia diretta poco utilizzato in Italia, ma a veder bene ha ottenuto buoni risultati in altre parti del mondo: il bilancio partecipativo! Date un'occhiata su wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Bilancio_partecipativo per qualche dettaglio e ditemi se secondo voi non potrebbe tradursi in un tentativo concreto di cambiare veramente le cose dal basso ed ottenere un minimo di potere decisionale in qualità di cittadini e di studenti.
(Miles)
Condivido pienamente ciò che hanno detto Fra e Mile e aggiungo che nello stesso modo in cui i partigiani erano antifascisti e non antimussoliniani io sono anticapitalista e non antiberlusconiana. Credo che la differenza tra destra e sinistra è netta (qui non parlo dei partiti, ma di un'ideologia e di un sistema economico), e non sono d'accordo con Leo riguardo destra e legalità: le leggi le scrive chi ha il potere in modo da poter allargarlo e conservarlo. Sono dell'opinione che nel caso particolare il potere oggi in Italia è in mano a Confindustria (alleata della mafia) e Berlusconi non è che la faccia più nota della stessa. Confindustria impone le regole del lavoro, le regole del mercato, le regole dell'educazione, ecc..
In quest'ottica una manifestazione contro il Berlusca non può che sembrarmi superficiale, vuota di contenuto, un po' come quello che sentivo ai tempi delle generiche manifestazioni per la "pace" del 2002: non si diceva non al invio di truppe in Afghanistan, non all'invasione americana dell'Iraq, non alle basi americane in Italia, e così in piazza potevano scendere tutti, anche chi ne era responsabile di queste tre cose..perché alla fine chi è che non è a favore della "pace"? ("*chi ha la faccia e mostra solo il viso sempre gradevole, sempre più impreciso" diceva de André).
E con tutto ciò, oggi un mio amico mi ha fatto notare che è anche vero che questa manifestazione sta riscuotendo successo, che ci saranno molte persone in piazza, molti lavoratori (come diceva Lucia), molti studenti, e io in fondo non me la sento di restarne fuori da dove ci sarà un'espressione popolare, pur non condivisa da me.
(Maria)
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