N.d.R:Mail arrivataci lo scorso novembre
"Egregia Italia,
sono un figlio, come tanti, della tua dolce decadenza. Sono nato nell’anno 1989 e da quel momento in poi non mi è mai sembrato di vivere in uno stato efficiente ed innovativo. Per questo sono ormai convinto che i tempi d’oro ci sono stati, ma forse sono arrivato in ritardo. Appunto durante la decadenza. Non potendo perciò parlare di ciò che non ho potuto vedere mi vedo costretto ad essere “pessimista” nei tuoi confronti, mia cara contemporanea Nazione. Una nazione particolare, unica e soprattutto anomala. Anomalie che si riscontrano in tutti i campi, ma una in particolare mi preme condividere con lei. Partiamo da molto lontano. Facciamo caso che lei abbia un problema elettrico dentro casa. Contatterebbe un elettricista, vero? Bene, mi sembra ovvio ed anche io mi comporterei alla stessa maniera. Facciamo ora caso che lei debba organizzare una vacanza. Contatterebbe una agenzia di viaggio, vero? A questo punto il discorso è chiaro, ad ogni problema la società ci propone una figura specifica preposta a risolverlo. Adesso provi ad immaginare un mondo in linea con le idee utopistiche di Tommaso Moro. Un mondo dove per contattare un elettricista deve prima contattare un avvocato. Quindi, se lei dovesse avere mai bisogno di un elettricista in casa, dovrebbe prima contattare un avvocato, che farebbe poi da tramite con l’elettricista. A questo punto si troverebbe a pagare una parcella all’avvocato ed una all’elettricista, giusto? Il discorso, seppur un tantino contorto, mostra una sua logicità.
Bene, a questo punto deve tristemente anche lei constatare che viviamo in un mondo utopistico. Un “Paese delle Meraviglie” degno di Carroll. Ma purtroppo qui non abbiamo cappellai matti ma politici. Le mostro qualche esempio per meglio avvalorare il mio sillogismo.
Sfogliando le pagine web del sito del governo italiano si possono tranquillamente passare in rassegna tutti curriculum dei componenti del governo odierno. Prendiamo per esempio il “Ministero per la Semplificazione Normativa”. Ministro è il Dott. Calderoli, appunto un dottore. Infatti il ministro è laureato in Medicina con specializzazione in Chirurgia. A lei la dicitura “Ministero per la Semplificazione Normativa” le sembra un qualcosa che combacia con garze e bisturi? (Non per cattiveria, ma forse la legge “porcata” nasce proprio da qui.) Ma andiamo avanti. “Ministero per le Pari Opportunità”. La Dott.ssa Carfagna sfoggia una laurea in Giurisprudenza accompagnata da una tesi su “Il diritto dell’informazione e del sistema radiotelevisivo”, sembra solo a me o forse ha sbagliato poltrona? Io la vedrei meglio in un ufficio a Milano 2.Un altro punto interessante è rappresentato dal ministro Alfano, che dovrebbe conoscere il diritto costituzionale e realizzare leggi in materia di Giustizia. Ma poverino non è colpa sua, lui è laureato in Giurisprudenza con dottorato in “Diritto dell’impresa” e nelle imprese non esistono Corti Costituzionali, (Nello stato purtroppo per lui si). Abbiamo un ministro per la Difesa laureato in Giurisprudenza ma, mi chiedo, l’onorevole La Russa durante il suo percorso di studi ha mai studiato qualcosa di strategia militare o simile? Non risulta. A qualcuno risulta che l’onorevole Scajola sia laureato in qualcosa che abbia a che fare con lo sviluppo economico? Saprebbe dire cosa vuol dire “outsearching” o “crowdsearching”? Perché non al suo posto qualche ragazzo che riesce a malapena ad andare avanti alla fine del mese, ma con qualche dottorato che si avvicina molto di più allo sviluppo di quanto non faccia la generica laurea in Giurisprudenza del ministro? Lo stesso si potrebbe dire del ministro Prestigiacomo, la quale dovrebbe occuparsi di “Ambiente e Tutela del territorio e del mare”, ma come può intervenire con una laurea in scienze della pubblica amministrazione? Un giovane laureato in Scienze Naturali non sarebbe meglio? Un ragazzo che magari meglio comprende l’ecosistema e che forse si porrebbe il problema delle centrali nucleari? Forse la risposta me la sono data da solo. Ma io oserei anche di più. Perché non immaginare un giovane ingegnere sulla poltrona del ministro Matteoli o un giovane archeologo al posto del ministro Bondi? Probabilmente tutti questi politici che si vestono per una legislatura da tecnici hanno accanto qualcuno che ne sa più di loro, o perlomeno cosi si spera. Ma allora perché dobbiamo pagare sia loro che i rispettivi collaboratori? Non basterebbe la poltrona solo per chi ne capisce veramente? Non sarebbe bello almeno in ruoli chiave della politica italiana avere persone competenti invece che figurine di rappresentanza? Abbiamo un governo fatto di avvocati (Più del 50%), perché qualcuno non va ad esercitare l’avvocatura e lascia la poltrona a migliaia di giovani preparati? Perché non indire concorsi per specifiche poltrone ministeriali, perché non la smettiamo di usare i ministeri come contentini post-elezioni? Cosa potrà saperne l’onorevole Brambilla di Turismo, ed il ministro Gelmini di Istruzione? Se viviamo in un Italia dove la scuola, il lavoro, le infrastrutture rallentano, si dovrebbe scegliere il pilota più veloce sulla piazza o quello con più voti? La risposta la lascio a lei. Molti diranno che l’esperienza si fa anche fuori dal mondo universitario, è vero, ma esistono temi e problematiche che vanno oltre l’esperienza, che hanno invece bisogno della sostanza.
Resta comunque un ministro da salvare. Il dott. Elio Vito, “Ministero Rapporti con il Parlamento”, è laureato in sociologia, non si può certo negare che il suo ruolo non sia il più azzeccato. Non mi rimane che augurarle di riprendersi al più presto da questa brutta influenza.
Cordiali Saluti,
Davide Gangale"
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Io in verità sono stanco di tutta questa superficialità nelle analisi politiche. I giudizi sono così tanto orientati dalla dialettica delle televisioni e del pessimo giornalismo dilagante in Italia, che è davvero difficile trovare una critica che non ne sia influenzata. Tutto il dibattere che vediamo in televisione è prevalentemente strumentale alla propaganda. D'accordo che è sempre difficile prendere atto della realtà in cui viviamo, ma andare a questionare sul diploma di laurea degli attuali ministri, mi sembra di una pochezza disarmante. E non me la prenderei tanto se questa fosse una riflessione collaterale a una più corposa riflessione sul sistema, non me la prenderei neppure se fosse il pensiero volatile di un singolo. M'arrabbio perché vedo che tali critiche sono diffusissime. È lo stesso discorso che feci per il NoBday: il livello della dialettica politica s'è talmente abbassato che il giudizio dei cittadini è scaduto di pari passo. È stata una diseducazione cavalcata prima di tutto dai partiti dell'attuale opposizione, e la maggioranza ci ha guadagnato. Rientra in quella strategia politica di puntare alla pancia, al "centro" della pancia degli italiani. Meglio abituarli a starnazzare ogni momento contro il totem malefico, proprio come i parlamentari in tv, che sostenere una critica di sistema del tutto alternativa. Il motivo è presto detto: maggioranza e opposizione condividono e alimentano il medesimo sistema. I media tengono dietro sempre fedeli al Parlamento. Pensate a Bertinotti, quando nei suoi deliri di retorica, non attaccava mai "Berlusconi", neppure "il premier", ma sempre "il presidente del consiglio". Ora pensate al Giornale che lo chiama addirittura Silvio, in bella mostra sui titoli di prima pagina. Entrambe sono forme di influenza mediatica i cui fini sono facilmente individuabili, il primo educativo, l'altro assolutamente diseducativo in una repubblica democratica. Questa trivialità opera ogni giorno ed è duro combatterla. Giudico purtroppo questa riflessione di Davide debitrice dell'attuale dialettica strumentalizzante dei media e dei partiti, i quali sembrano guadagnare quanto più si riduce la partecipazione politica dei cittadini. E' colpevole e vittima allo stesso tempo la lettera di Davide.
Francesco Giura
Innanzitutto grazie per aver voluto condividere con noi,e gli altri potenziali lettori del sito, le tue riflessioni sociali e politiche, che ben si accompagnano all'intento di apertura, raffronto di idee e comunicazione, con cui questo gruppo studentesco e la sua voce informatica sono nati.In secondo luogo, il tuo discorso è molto lucido e da me in parte condiviso; l'ho pensato anch'io molte volte che- in un paese in cui sembra siano demeriti e corruzione a fartimarciare avanti - l'Italia, fra i suoi primari bisogni per ricostruirela sua credibilità istituzionale, abbia bisogno di riscoprire ilvalore e ricostruire i suoi profili tecnici e professionali; ed ancheproporsi, nell'attività politica, fermi e solidi obiettivi cheinteressino concretamente la società intera di un paese. Tutti gli altri parlamenti si stanno occupando dei propriproblemi interni, di risollevare il proprio pil, di agevolare leimprese colpite dalla crisi, di riforme sanitare come in America e diprogrammi energetici che riducano i danni all'ambiente. Insomma temiseri, e noi, se ci occupiamo di risolvere le grane processuali di uncolluso con la mafia, creatore di prestanomi per le sue holdingestere, è perchè da noi il meritarsi il proprio incarico statale ( dirappresentanza della totalità dei cittadini) e l'avere le giuste mireetiche, come la corretta esperienza professionale non conta un par discatole. E fino a che sarà così, presto è fatta l'equazione con lastessa immagine che diamo all'estero. Anche senza invocare l'Italia il contenuto del tuo messaggio risulta concreto e diretto: volere che persone competenti si occupino di temipolitici, economici, religiosi e sociali che definiscono, possono deviare,comefar annichilire e deperire i valori fondanti di una nazione.Pensate al logoro dibattito sulla fecondazione assistita o sul temadell'accanimento terapeutico, sul testamento biologico..e alle inopportune ed agghiaccianti frasidi Berlusconi ( ripetute oggi per l'anniversario dalla morte della Englaro) e di Quagliariello. Un governo dev'essere a carattere tecnico nellamisura in cui l'articolarsi delle sue decisioni, la stessa dicitura diun mandato governativo presuppone attività organizzative,amministrative, direttive e quindi s'impernia su un modus operandisistematico e razionale. Tecnici sono i commi che suddividono unaproposta di legge, tecniche le dichiarazioni e interrogazioniparlamentari suddivise per numero e argomento. L'importante è nonperdere di vista gli obiettivi, la lucidità critica, intellettuale eanche umana nell'affrontarli, ricordandosi di non essere nèonniscienti, nè onnipotenti e quindi essere aperti al dialogo e aldibattito costruttivo, con cui si dimostra il volto politico di questomestiere, supportando le proprie tesi con convinzioni e ideologie acui non frani il terreno sotto i piedi una volta scoperto l'utile edil tornaconto personale, la truffa o il raggiro per mettersi al riparo dalle proprie magagne. Spesso una miriade di accordi trasversali, che ( uscendo dal paradiso degli eufemismi) si traducono in compromessi esmascherati, mettono a nudo come si è venduta la propria integrità. Ribadisco l'importanza di far emergere figure anche tecnicamente competenti, è importante, non si può scindere da questa finalità che sarà orientata da una linea di partito. La meritocrazia si unisce al personalismo se non è paritaria nella sua attuazione, se non è uno strumento democratico con cui sceglierne i rappresentanti e se chi nel proprio ruolo pubblico lavora egoisticamente conseguendo unicamente profitti personali. Ed io l'articolo di Leonardo su Resca lo condivido anche e soprattutto perchè stiamo parlando di un puro e semplice imprenditore, che forte della maggioranza gretta come lui, ammette candidamente la sua inadeguatezza al compito che lo vede supermanager e alla valorizzazione dei beni culturali. Anche Bondi ha detto che non sa come valorizzare il nostro patrimonio, così come se fosse la cosa più normale del mondo. E' come se un chirurgo in sala operatoria ammettesse che ha dei dubbi su come operare un'appendicite, dov'è la differenza! Penso ci voglia di più che la capacità di far soldi, ma un governo che vede lo Stato, la scuola ed ogni istituzione volta alla cultura e formazione come un'azienda non può concepire altro. Egle Radogna
Nel caso nostro abbiamo un governo capeggiato da un signore il cui unico obiettivo è farla franca, e per far ciò ha riempito il parlamento di avvocati, nani e ballerine, tutti aventi lo scopo di fare leggi apposite per salvare il padrone (senza il quale, del resto, costoro tornerebbero ad essere le nullità di sempre, senza possibilità alcuna di essere eletti se ciò dipendesse dalla volontà del popolo, che tendenzialmente preferisce avere gente competente al potere). Ergo, credo sia fondamentale ricordare alla gente che questo governo è composto da gente messa li'per tutt'altri motivi che non quella meritocrazia con cui è solito riempirsi la bocca (così come con la parola "antimafia", del resto).
Per quanto mi riguarda, penso che chi va a dirigere un Ministero debba necessariamente avere delle competenze specifiche in quel settore; sarebbe opportuno mettere un laureato in economia al Tesoro, un medico come sottosegretario alla Salute, un professore all'Istruzione etc. E questo non perchè così facendo cambi la politica del Governo (è ovvio che se all'Istruzione ci fosse stata l'Aprea anzichè la Gelmini non sarebbe cambiato nulla), che è dettata da una precisa ideologia del partito (o dei partiti) che lo compongono, quanto perchè il lavoro di un ministro consiste anche e soprattutto in un'ordinaria amministrazione che -credo- risulterebbe più facile ad uno "del ramo" piuttosto che a chi nella vita si è sempre occupato d'altro. Ovvio che un governo liberale di destra piazzerà un imprenditore come ministro del lavoro, mentre un governo socialista e di sisnistra potrebbe metterci un ex operaio; naturalmente nel primo caso avremmo una politica filo-industriale e anti-operaia, nel secondo caso l'opposto. Ma in entrambi i casi avremmo persone che hanno maturato una propria esperienza nel settore che vengono chiamati ad amministrare.
Quanto a Resca, in realtà io personalmente mi sono lamentato ANCHE del fatto che costui nella vita ha sempre fatto l'amministratore di McDonald, e in quanto tale ragionerà sempre e solo come tale. Solo che amministrare Via dei Fori imperiali non è come vendere Cheeseburger; se la gente non va più a vedere il Colosseo non puoi riempirlo di Ketchup o trasformarlo in luogo da affittare per i party di compleanno dei bambini. Non è che mi scandalizza il fatto che un Governo tenti di fare in modo che più gente vada a vedere i musei o il Colosseo; mi preoccupa il fatto che si parta dal presupposto che si possa trattare il Colosseo come un McToast. Sarebbe molto produttivo prendere la Gioconda, metterla in Piazza all'aperto e fare un baldacchino con scritto "Fatti una foto con Monna Lisa", sai quanta gente pagherebbe, solo che se fai così il quadro si sciupa. E ho paura che Resca tutto ciò non lo capisca.
Inoltre non capisco proprio il perchè di tutta questa avversione al concetto di meritocrazia, in particolare la frase "meritocrazia e personalismo sono due facce della stessa medaglia". L'ho già detto in passato: il problema non è la meritocrazia in se, quanto piuttosto il concetto che questo governo ha della meritocrazia. Nel caso dell'istruzione universitaria, non è ovviamente meritocratico pensare di pretendere gli stessi risultati da studenti a tempo pieno e studenti-lavoratori, per esempio; e naturalmente non si può neanche pretendere che un'Università come quelle del Sud, che fanno pagare tasse d'iscrizione ragionevoli, ottenga gli stessi risultati di una come la Statale di Milano (o tantomeno la Bocconi); e invece il Governo stila classifiche degli Atenei dalle quali si deduce il sorprendente risultato che chi fa pagare più tasse ottiene di più. Strano eh? Meritocrazia significa pretendere da una persona il massimo dei risultati che costui può dare; i problemi nascono quando qualcuno (come il nostro governo) pretende che uno in carrozzina corra i cento metri alla stessa velocità di un centometrista normodotato. E sinceramente non ho mai capito perchè il concetto di "Università di massa" non possa convivere serenamente e pacificamente con quello di "merito".